Lunedì, 21 Marzo 2011 17:14

Chi fu il primo a ferrare un cavallo?

di  Filippo Testini

Dove, come e chi iniziò, per primo, a ferrare i cavalli?
Sembra proprio che i primi ad avere l’idea di proteggere i piedi del cavallo siano stati i Galli e i Celti, che, accortisi che il cavallo necessitava di un sostegno sullo zoccolo, per poter marciare più a lungo e più veloce, utilizzarono un cerchio di ferro inchiodato sull’unghia così da evitarne il deterioramento.

Di sicuro questa esigenza era meno sentita nei paesi governati dal clima caldo e secco, poiché quest’ultimo favorisce l’indurimento e la resistenza della scatola cornea. Tuttora, infatti, in Nord Africa la maggior parte dei quadrupedi da lavoro che viene utilizzato nelle campagne non viene ferrato, mentre l’operazione è indispensabile nei paesi e nei centri urbani dove le strade sono asfaltate.

Tornando alla storia di questa affascinante attività, i Romani non conoscevano la ferratura poiché i loro eserciti erano costituiti più dalla fanteria piuttosto che dalla cavalleria, ma quando occuparono i loro territori appresero ben presto la tecnica della ferratura e se ne impadronirono migliorandola e rendendola più funzionale. Nel corso del tempo, si arriverà alla lavorazione di un ferro piatto con stampe atte ad alloggiare chiodi con gambo e testa quadrati, probabilmente dovuto all’elaborazione dei fabbri al servizio dei Romani.
Nel XV-XVI secolo, nascono i primi esaurienti trattati di mascalcia, e con essi anche le prime polemiche sul modo migliore per regolare l’unghia, ridurre o meno il fettone e la suola, aprire o no i talloni. Arrivata ad un riconoscimento ufficiale grazie agli sforzi fatti in Italia e in Francia, la mascalcia, diventata una scienza, ebbe comunque diversi problemi legati ai contrasti e le opposte tesi tra gli autori che rallentarono di gran lunga le ricerche per giungere all’affermarsi di soluzioni veramente razionali in modo che la ferratura fosse intesa come protezione dello zoccolo senza per questo alterare funzioni naturali.
Mentre in Inghilterra, alla fine del sedicesimo secolo, furono istituiti gli Albi di maniscalchi, per far fronte alla legge che, nel 1975 intendeva abolire la ferratura dei cavalli, in Italia, nasce la prima scuola di mascalcia presso il servizio veterinario di Pinerolo. La scuola, con corsi aperti ai militari e ai civili, nonostante il fatto che non esistesse, né una loro Associazione nazionale, né un Albo professionale, ha gettato le basi per l’evoluzione della categoria, oggi ritenuta indispensabile. Quel che è certo è che, da quando è nata, la mascalcia ha accompagnato il nostro amato cavallo, protagonista nella storia, come alleato di battaglia, come mezzo di trasporto, come atleta o semplice animale da affezione.
La mascalcia si è evoluta a pari passo con l’equino, grazie al diffondersi di letterature specializzate che l’hanno affrancata dalle tradizioni culturali regionali e oggi lavora a stretto, imprescindibile, contatto con la medicina veterinaria.